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SOCIETA'
23 agosto 2008
Le parole non dette, quelle di troppo e la famiglia gay scomparsa a Madrid
http://img88.imageshack.us/img88/6311/x1maskera9pvrc5.jpg


Francesco Merlo, firma autorevole di Repubblica, ha scritto un articolo sulla querelle scoppiata tra Arcigay e stampa italiana - o carta griffata per incartare il pesce, se preferite - che parte da una buona intenzione, quella di ricordare che siamo tutti uguali e che davanti alla morte non dovrebbero esserci trattamenti di favore.

Non difenderò Arcigay sia perché non è la mia associazione, sia perché lo farà da sola se avrà voglia di farlo.

Ma a leggere l'articolo, purtroppo, si ha l'impressione che Merlo sia sostanzialmente ignorante su cosa significhi vivere da omosessuali, da omosessuali in Italia e, soprattutto nel sud.

Per questo ho deciso di commentare alcune parti del suo articolo nella speranza che questo signore capisca che le sue parole oltre a essere stupide, sono anche volgari. E non solo.

Il titolo dell'articolo è "Hanno censurato la relazione con il suo compagno".

Vediamo cosa c'è scritto:

SIAMO tutti omosessuali, e dunque ci spiace dire che l'omofobia, nella orribile morte del povero Domenico Riso, è un'ossessione sì, ma solo dell'Arcigay, che ha infatti accusato i media italiani di "avere censurato la relazione tra lo steward e il suo compagno francese".

Su questo avrei almeno due dubbi.
L'omofobia purtroppo è un' “ossessione” di pochi, e non di certo di attori politici quali destra, pd, alcuni settori della sinistra, l'intero Vaticano e la stragrande maggioranza della società italiana in ogni sua diramazione.

Se l'omofobia fosse sentita come un pericolo reale, forse, non staremmo nemmeno a parlare di questo articolo - omofobico - e non si porrebbero i termini della questione. Ma andiamo avanti.


Ma noi siamo anche tutti eterosessuali.
E dunque ci spiace dire che solo ad un'Arcigay, che è ossessionata dall'idea e non è intelligente dei fatti, poteva venire in mente che in quel forno crematorio all'aeroporto di Madrid non c'erano 153 persone, ma solo due omosessuali dichiarati.

Che Merlo ci tenga a precisare la sua tendenza indurrebbe a qualche sospetto sulla sua onestà intellettuale in materia di apertura mentale. Io, che non ho nulla contro gli eterosessuali, non mi pongo il problema di poter essere scambiato per uno di loro per cui non vado in giro a puntualizzare la cosa.


Tutto questo per dire che la sessualità, rispetto a quell'atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l'Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone, sulle quali l'onorevole Grillini non ha però l'occhio impietrito dall'ossessione e dall'indecenza. 

Siamo sicuri che fosse proprio la sessualità l'argomento in questione?
Perché a leggere il seguito dell'articolo quando Merlo dice


E infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l'Arcigay trova necessario che "la completezza dell'informazione" frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d'amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d'amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.

parrebbe che, per il giornalista di Repubblica, il cuore della vicenda stia nel mettere in piazza l'uso presunto o reale di genitali e orifizi. Arcigay , secondo Merlo, si sarebbe lamentata perché nessun giornale ha ricordato all'Italietta per cui scrive che in fin dei conti stiamo parlando di froci.

Infatti l'articolo continua così:

Ma che c'entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo?

e l'unica risposta che mi viene in mente è che le abitudini sessuali non sono nemmeno poste in discussione. Si parla, semmai, di altro. E cioè: di amore, di affetto, di un progetto di vita e del fatto che tutto questo è stato spezzato dalle fiamme e dal destino.

Il concetto di erezione non ci sta nemmeno per errore. Pare strano che l'eterosessualissimo Merlo abbia avuto, dunque, il bisogno di relazionare il dramma di una morte orrenda a quello che può accadere dentro i boxer. Di chiunque.

Un attimo squallido, qualora non infame.
Ne convenite?

Ma il nostro "amico dei gay", che sempre sarà a fianco della battaglia per i diritti civili (purché di questi non si parli, arrivati a questo punto) va anche oltre e paragona quelle parole negate di cui sopra - ricordiamole: amore, affetto, progetto di vita - a concetti da manuale di sessuologia da bancarella o da opinionista di "Porta a porta", laddove scrive (si notino i grassetti):


In base alla logica sessuocentrica dell'Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l'Italia [...] avrebbero dovuto [...] indagare e raccontare - "senza ipocrisia" perbacco - quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti...

siamo ancora lì.

Noi persone GLBT parliamo di sentimenti e di persone e il primo eterosessuale di turno, comunque amico della causa (non sia mai il contrario!), ci ricorda che esiste il viagra, i frustini, gli imeni inviolati e tutta una dinamica "cazzo&culo" che fa parte di un mondo e uno soltanto.

Vergognoso, pruriginoso.
Insano.

Abbiamo, insomma, il fondato sospetto che l'onorevole Grillini sia - proprio lui - l'ossessionato dall'omofobia. È lui ad avere bisogno, sempre e comunque, del nemico per le sue usurate battaglie, al punto da andare fiero della sessualità di una vittima di un disastro aereo e di celebrarlo come un eroe della diversità, del pensiero laterale e dell'anticonformismo.

No, egregio signor Merlo, Domenico Riso doveva essere solo ricordato come chiunque altro, senza soppesare parole e significati solo perché gay.

Perché se non se ne fosse reso conto, è proprio quello che è successo.
Perché, se non lo sapesse ancora, appena si varcano le Alpi e si abbandona quella latrina a cielo aperto che sta diventando l'Italia, in ogni suo settore - compreso anche il suo - situazioni come quelle di Domenico e la sua famiglia, senza virgolette, come ha scritto un'altra giornalista sul Corriere (vedasi il post di Anellino), sono, per l'appunto, definite come famiglia. E cioè il luogo dell'amore tra adulti consenzienti, dove si estrinsecano affetti e dove si realizza un progetto di vita.

Che piaccia o meno al Vaticano e a tutti i suoi scagnozzi dentro il parlamento e alla massa amorfa e moralista che compone la società italiana nel suo complesso (stampa compresa).

Tralascio i deliri del signor Merlo su quanto sia felice la situazione dei gay in Italia e nel sud (per chi vuole, può leggere per intero l'articolo a cui mi riferisco). Evidentemente negli ultimi due anni - che hanno visto l'aumento dell'omofobia da Milano alla Sicilia, con le conseguenti aggressioni fisiche e verbali, qui comprese le dichiarazioni della chiesa di Roma e di politici di tutte le razze, da AN al costituendo pd, fino al fallimento di qualsiasi politica a favore delle coppie di fatto e a sfavore delle violenze - il giornalista di Repubblica deve essere stato rapito dagli alieni e portato in un altro pianeta dove le sue parole avrebbero avuto un senso.

Qui sul pianeta Terra, in mezzo alle nazioni civili e agli occhi di quei pochi italiani che ragionano con i canoni di Parigi, di Berlino e di Ottawa, risultano solo volgari, stupide, portatrici di un crassa ignoranza e offensive.




permalink | inviato da ElfoBruno il 23/8/2008 alle 21:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
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